...un tempo erano sassolini, noccioli di pesche
e albicocche, fave secche o noci...
Con le biglie di terracotta e vetro, si giocava nell'antica Grecia e nell'antica
Roma, così come racconta Ovidio nel poema a lui attribuito e intitolato Nux.
Nell'opera l'autore descrive diversi tipi di gioco, arrivati ai giorni nostri
e presenti in tutte le culture popolari seppur con qualche variazione.
Un'altra testimonianza ci viene da Marziale il quale scrive: "già triste
lo scolaro ha lasciato le noci / dietro agli schiamazzi del maestro",
e ci racconta dell'utilizzo, oltre alle biglie propriamente dette,
di sassolini, noci e noccioli, fave secche e astragali.
I giochi
con le biglie erano di fatto così diffusi e praticati che
l'espressione "lasciare il tempo delle noci" divenne
sinonimo di abbandono dell'infanzia.
Svetonio ci racconta
come i giochi con le biglie, fossero praticati anche dagli
adulti in occasione delle feste, con regole e schemi
di gioco piuttosto complessi.
Ancora oggi nel mondo
anglosassone questi giochi sono largamente praticati
da persone di tutte le età con regolamenti a stampa
infarciti da una sofisticata terminologia tecnica.
Inghilterra 1937. Torneo di Big Ring
immagine gentilmente concessa da "House of marbles"

Davvero curioso e suggestivo il blocco in marmo per il gioco delle biglie, datato fine V secolo, rinvenuto nell'ippodromo di Costantinopoli e custodito presso il "Museum für Byzantinische Kunst" di Berlino.
I rilievi scolpiti sulle quattro facciate raccontano delle corse dei carri, mentre il percorso delle biglie, si compiva a caduta attraverso un susseguirsi di sette rampe; forse, utilizzato per assegnare l'ordine di partenza dei carri.
